Questa recensione fa parte di Cordelia di febbraio 25
Il fondale chiuso da un sipario di pesante velluto, ai lati il retro delle quinte, al centro una cornice imperlata di lampadine che è insieme specchio di camerino e centro della scena di questa scheggia di metatetralità divertita e, insieme, funesta. Siamo dietro le quinte di un teatro di vita e di morte, dove tre comici ridicoli e irrimediabilmente malinconici mettono in prova un improbabile Amleto in salsa di avanspettacolo. Il duo iniziale (Antonella Carone e Loris Leoci) consegna il presagio della sventura, l’ingresso del terzo personaggio (Tony Marzolla) fa virare il tutto sul tono del varietà rasoterra, pregno di doppi sensi, equivoci di facile presa ma anche una sopraffina esecuzione per contrabbasso e terzetto vocale. Ma la vicenda nasconde il negativo del divertissement: in sottofondo riverbera forte e chiaro il canto del cigno di chi si sta giocando tutto per sopravvivere. Nel 2016 Antonella Ottai (già docente di teatro alla Sapienza Università di Roma) dava conto, in Ridere rende liberi (Quodlibet) della triste sorte di certo cabaret mitteleuropeo finito a far da intrattenimento ai gerarchi nei campi di prigionia nazisti, in cambio di qualche ora di vita in più. A questa vicenda si ispira Tanto vale divertirsi, fatica autoprodotta dal gruppo pugliese Uno e trio, scavalcamontagne attraverso l’Italia giunta a Roma in un teatro di quartiere, che rende un omaggio commosso e riconoscente. Con qualche debito di ritmo a una prima parte troppo dilatata, i toni della slapstick comedy più spudorata ed eclettica si mescolano a una sottile operazione di suspense che lascia emergere poco a poco la tragedia celata dietro al maquillage della farsa, concedendosi una raffinata escursione in macabre videoproiezioni dove un cartoon fa danzare gli scheletri e lascia poi il posto a un epilogo/commiato fuori maschera, di rara crudezza. Grande è l’agio di questo trio di mestieranti devoti e sinceri, in grado di fare della commedia uno strumento documentale e della Storia un dilaniante grimaldello di sensibilità, mai suddito della retorica e sempre attento a una vocazione popolare. E così, sembra abbia detto Bakunin, «una risata ci seppellirà». (Sergio Lo Gatto)
Visto al Teatro di Tor Bella Monaca Progetto, Regia e Interpretazione: Antonella Carone, Tony Marzolla, Loris Leoci; drammaturgia: Damiano Nirchio; scenografia e costumi Pier Paolo Bisleri; disegno luci Giuseppe Pugliese; arrangiamenti canzoni e vocal coach Isabella Minafra; arrangiamenti musicali strumentali Vito Liturri; supervisione ragtime Dino Parrotta; assistente alla regia Rossana Suriano; sarta Angela Gassi; prosthetics Marcella Zito; montaggio video Nicola Galluzzi; tecnico Gianni Colapinto; foto di scena Alessio Gernone