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UN PERDENTE DI SUCCESSO (Pia Tolomei di Lippa)

Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 24

Il sipario è chiuso, un chiacchiericcio dilaga per la sala gremita, difficile da mettere a tacere anche dagli avvisi preregistrati che invitano gli spettatori a prendere posto. Poi, quella spessa tenda di velluto rosso si alza, svelando una formazione musicale, un trio composto da un pianista (Massimiliano Gagliardi), un contrabbassista (Dario Piccioni) e un fisarmonicista (Gianluca Casadei). Le prime note si diffondono per la sala, fanno la loro entrata in scena, disponendosi da sinistra a destra di fronte ai rispettivi microfoni e leggii, le attrici Laura Marinoni, Elisabetta Pozzi e Mariangela D’Abbraccio. In scena null’altro, un’essenzialità che lascia spazio alla forza evocativa delle parole del maestro Giorgio Albertazzi, stralci di autobiografia adattati dalla stessa D’Abbraccio che prendono corpo servendosi della bravura delle interpreti, le quali sanno dosare con maestria l’andamento ritmico della lettura teatrale. In assenza di un vero e proprio filo logico a legare le varie sezioni, i pensieri e i ricordi si susseguono come un flusso di coscienza altalenante tra passato e presente, tra cari scomparsi, vecchi e nuovi amori, ombre evanescenti di spettacoli su cui ormai la tenda è calata da tempo. Non si percepisce la mancanza effettiva di una rappresentazione dinamica, rimpiazzata dalla staticità della formazione musicale e dei corpi delle attrici. In questa serata d’onore voluta dall’ultima moglie di Albertazzi, Pia Tolomei di Lippa, sono le parole le vere protagoniste, in grado di commuovere e proiettare immagini nella mente dello spettatore, colmando la mancanza di un movimento scenico effettivo. Si alternano secondo uno schema preciso momenti canori dalle tinte latino-americane, che a tratti si fanno partenopee, fino ad affondare le proprie radici nella canzone d’autore. Ed è proprio con una canzone che si chiude la messinscena, brano a cui si mescolano le voci potenti delle interpreti e quella registrata di Albertazzi: “rinascerò”, intonano in coro, a ricordarci che nel permanere della memoria collettiva fluisce nuovamente, in assenza, la vita. (Letizia Chiarlone)

Visto il 4 novembre 2024 al Teatro Ivo Chiesa. Crediti Produzione CMC / Nidodiragno con il sostegno del MiC Adattamento Mariangela D’Abbraccio Progetto ideato e curato da Pia Tolomei di Lippa Interpreti Mariangela D’Abbraccio, Laura Marinoni, Elisabetta Pozzi Allestimento scenico Francesco Tavassi Musiche dal vivo Gianluca Casadei fisarmonica, Massimiliano Gagliardi pianoforte, Dario Piccioni contrabbasso

Cordelia, novembre 2024

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Letizia Chiarlone
Letizia Chiarlone
Classe 2001, è studentessa di Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, presso l'Università di Genova. Comincia ad avvicinarsi alla critica teatrale nel 2023, accolta nell'aia dell'Oca Critica. Nel giugno 2024 partecipa al laboratorio di critica teatrale diretto da Andrea Porcheddu con Roberta Ferraresi presso la Biennale Teatro. Nell'agosto dello stesso anno prende parte al workshop di critica teatrale di Teatro e Critica condotto da Andrea Pocosgnich nel contesto del Festival Orizzonti di Chiusi. Collabora con Teatro e Critica da ottobre 2024.

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